Il fenomeno migratorio - Centro Salute Globale della Regione Toscana (2022)

Maria José Caldés Pinilla

Direttrice Centro di Salute Globale, Regione Toscana/AOU Meyer

Il contesto globale del fenomeno migratorio.

I conflitti nel mondo non accennano a diminuire: attualmente se ne contano 35 in corso e 17 sono le situazioni di crisi[1] politica. Gli scenari di guerra, oltre a causare morte e distruzione, provocano la fuga di un alto numero di persone dal loro Paese di origine. Inoltre, il numero di persone che scappa tende a crescere quanto più lungo e cruento diventa il conflitto e quanto più si protraggono nel tempo situazioni di insicurezza, violenza e violazione dei diritti umani.

Guerra e conflitti rappresentano infatti una delle cause principali delle migrazioni forzate. Altri fattori concomitanti sono le diseguaglianze economiche, le difficoltà ad accedere a risorse fondamentali come acqua e cibo e la fuga da situazioni di insicurezza generale creata dall’attuale situazione di instabilità in molte parti del mondo. Sono sempre più significativi, inoltre, i gruppi di persone costretti ad abbandonare la propria casa in conseguenza a disastri naturali, carestie e catastrofi ambientali, provocati anche dal cambiamento climatico: si tratta dei cosiddetti migranti ambientali[2].

La compresenza di queste cause, e la loro interazione, ha portato allo spostamento di un numero molto elevato di esseri umani, e ad un aumento di persone in fuga negli ultimi anni. Nel 2015 sono stati registrati complessivamente 65,3 milioni di persone sradicate dai luoghi di residenza e di vita (di cui 21,3 milioni di rifugiati fuori dal loro paese di origine, 40,8 milioni di sfollati interni e 3,2 milioni di richiedenti asilo. Fonte UNHCR. Dati 2015). Si tratta del numero più alto mai contato dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con un incremento di quasi 12,4 milioni tra il 2014 e il 2015, di cui circa 6 milioni di nuovi rifugiati, cioè 34 mila persone al giorno e 24 persone al minuto, metà delle quali di minore età.

Il fenomeno migratorio - Centro Salute Globale della Regione Toscana (1)

Figura 1. Migranti sbarcati sulle coste italiane. Anni 1999-205 e 2016 (al 30 giugno). Fonte: elaborazione Citalia su dati Ministero della Salute (da Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016, Sintesi)

Infatti, il fenomeno della migrazione mostra che, se dal 1999 si registra un flusso pressoché costante di migranti fino al 2007 (Fig. 1), dal 2008 al 2013 l’andamento degli arrivi diviene instabile, specchio delle condizioni politico-economiche e sociali dei paesi di provenienza, determinate dalla cosiddetta “Emergenza Nord-Africa” (2011). Di fatto si è passati da una migrazione ordinaria di tipo economico a una essenzialmente di richiedenti protezione internazionale *, che vivono percorsi migratori prolungati e spesso estremamente duri, ad esempio con l’attraversamento del deserto e la detenzione nelle prigioni della Libia.

I paesi che accolgono più rifugiati nel mondo sono la Turchia (2,5 milioni), Pakistan, Libano, Iran, Etiopia e Giordania con 664,100 persone accolte (Fonte UNHCR dati riferiti all’anno 2015). I paesi di provenienza sono prevalentemente Siria, Afghanistan e Somalia.

Per quanto riguarda l’Europa (Fig 2.), nel 2016 sono arrivati 361.678 migranti, dei quali 181.436 in Italia (Fonte Ministero dell’Interno aggiornato al 31.12. 2016). Tra quest’ultimi, è sempre più preoccupante il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) che sbarcano sulle nostre coste. Secondo i dati del Ministero dell’Interno tra gennaio e dicembre 2016, 25.772 MSNA sono arrivati su territorio italiano, ovvero il 14,20% sul totale dei migranti giunti sulle coste italiane in questo periodo. I paesi maggiormente rappresentati sono Nigeria, Eritrea, Guinea, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Mali, Sudan, Bangladesh e Somalia. È interessante sottolineare che si tratta nel 71% di casi di persone di sesso maschile (Fonte UNHCR). Al 31/12/2016, le persone ospitate in strutture di accoglienza in Italia sono 176.554.

Secondo i dati di Eurostat, inoltre, nel 2015 sono state 1.255.600 le richieste di asilo presentate nei 28 stati membri dell’Ue, 83.245 solo in Italia.

Il fenomeno migratorio - Centro Salute Globale della Regione Toscana (2)Figura 2. Aggiornamento dei flussi migratori in Europa: arrivi e vittime, 6 gennaio 2017

Migrazione e Salute

Anche a causa del percorso migratorio lungo e complesso, che può di per sé rappresentare un trauma, i richiedenti asilo presentano spesso molteplici fattori di vulnerabilità. Molti, tra loro, sono infatti vittime di tratta e di sfruttamento sessuale e lavorativo e hanno subito torture e trattamenti inumani e degradanti nel loro percorso migratorio, fattori assolutamente determinanti circa lo stato di salute di queste persone.

Mentre fino alcuni anni fa si è parlato del cosiddetto “effetto migrante sano”, (per cui intraprendono il viaggio solo coloro che presentano le migliori condizioni di salute all’interno del gruppo di origine), ad oggi questa tesi -che ha avuto sostanziale validità per oltre un ventennio- sembra necessitare di un aggiustamento, legato ai fenomeni avvenuti nel corso degli ultimi 5 anni a livello internazionale, già citati in precedenza, che hanno determinato dei cambiamenti nelle caratteristiche dei gruppi di migranti.

Tra i richiedenti asilo è largamente diffuso il senso di sradicamento dovuto alle perdite e ai lutti, sia nelle propria terra d’origine che durante il tragitto migratorio. Considerando l’elevatissimo numero di morti in mare **, accade spesso che proprio durante il viaggio si perdano i propri compagni: conoscenti, amici, a volte figli o genitori. Chi opera nel settore ha visto crescere il numero di assistiti fragili con basso livello di istruzione, a volte analfabeti, e con storie non solo di traumi psicologici, ma anche talora di emarginazione sociale precedente alla migrazione[3]. I mutamenti osservati hanno notevoli implicazioni sia per le possibili scelte socio-assistenziali sia per le risposte da dare ai bisogni sanitari che da essi stanno emergendo.

Le politiche italiane ed europee in tema di immigrazione

L’Italia, nel difficile contesto europeo, ha ridisegnato il suo ruolo di paese di immigrazione in chiave nuova, più rivolta all’accoglienza rispetto ad un passato recente nel quale ha prevalso la politica dei respingimenti.

La Commissione Europea ha tentato di affrontare l’evolversi del fenomeno migratorio con un approccio condiviso, ispirato al principio della solidarietà, che ha trovato spazio all’interno dell’Agenda europea sulla migrazione del 13 Maggio 2015. Uno degli obiettivi principali dell’Agenda è quello di ridistribuire equamente i migranti tra tutti i paesi Europei, in modo da gestire meglio il flusso di arrivi e alleggerire quei Paesi (principalmente Italia e Grecia) che, per ragioni geografiche, rappresentano la porta di ingresso al continente Europeo. L’entrata in vigore dell’Accordo tra Unione Europea e Turchia, a marzo 2016, ha creato un blocco praticamente totale degli sbarchi in Grecia, e gli arrivi via mare si sono concentrati in Italia, dove il 2016 è diventato l’anno del record assoluto delle persone arrivate via mare. Da marzo, le politiche europee in tema di immigrazione, argomento difficile e che divide Stati e persone e che resta comunque in cima all’agenda europea, sono praticamente in fase di stallo.

Il fenomeno migratorio - Centro Salute Globale della Regione Toscana (3)Figura 3

Minori stranieri non accompagnati (MSNA).

Un’attenzione particolare va rivolta ai minori non accompagnati (MSNA), che più di tutti hanno bisogno di un luogo sicuro da poter chiamare “casa”.

Secondo la normativa italiana, con il termine minori stranieri non accompagnati si indicano i minorenni migranti presenti nel territorio dello Stato Italiano e provenienti da altri Paesi, privi di assistenza o rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano: di fatto, ragazzini, a volte bambini, che compiono da soli l’estenuante viaggio che dai loro paesi di origine li porta in Italia. Per alcuni, solo la prima tappa di un percorso che, nelle loro intenzioni, deve proseguire verso altre destinazioni.

Nel 2016 si è registrato un forte incremento degli arrivi di minori stranieri non accompagnati: secondo i dati UNHCR, dal 1 Gennaio 2016 ad oggi, circa il 15% di tutti i migranti arrivati in Italia è rappresentato da bambini e ragazzi che viaggiano soli. Questi dati seguono un trend globale, secondo cui il numero di minorenni soli all’interno dei flussi migratori è in costante aumento. Gli ultimi dati disponibili dell’UNHCR stimano che circa la metà di tutti i rifugiati a livello mondiale siano minori, e che, nei paesi di destinazione, dal 4% al 15% dei richiedenti asilo siano minori non accompagnati[4].

Analizzando i dati del Ministero dell’Interno, dal 2014 la presenza di minori stranieri non accompagnati sul territorio italiano è praticamente raddoppiata: da 13.026 presenze nel 2014 a 25.772 a fine 2016.

Quanto al loro profilo demografico, i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al 30/11/2016 indicano che la stragrande maggioranza (93,1%) dei minori soli è di sesso maschile, mentre il 6,9% sono bambine o ragazze. Il 92,2% dei MSNA risulta compreso tra i 15 e i 17 anni, si tratta però di dati basati sull’età dichiarata dai minori al momento dell’identificazione, che può non corrispondere a quella effettiva.

Le nazionalità, in linea con il panorama dell’immigrazione italiano, sono fortemente parcellizzate. I gruppi più numerosi provengono dall’Egitto (16,2%), dal Gambia (13,1%), dall’Albania (9,1%), dalla Nigeria (8,4%), dall’Eritrea (7,6%) e dalla Guinea (6,6%).

Un dato importante è quello dei minori irreperibili, cioè coloro dei quali è stato segnalato l’allontanamento dalla comunità di accoglienza. Al 30 novembre 2016 in Italia, i minori irreperibili risultano essere 6.508 (Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali). Sono minori di cui semplicemente si perdono le tracce. Invisibili, e per questo ancora più vulnerabili ed esposti a rischi di violenze e sfruttamento. La maggior parte sono egiziani (23,8%), eritrei (20,4%), somali (19,1%) e afghani (9,8%).

Dal punto di vista giuridico è importante ricordare che il principale documento di riferimento è la Convenzione di New York sui Diritti del fanciullo del 1989, che sancisce che in tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto in conto, come considerazione, il superiore interesse di quest’ultimo e che i principi da essa sanciti devono essere applicati a tutti senza discriminazioni.
La Convenzione riconosce poi a tutti i minori un’ampia serie didiritti, tra cui il diritto alla protezione, alla salute, all’istruzione, all’unità familiare, alla tutela dallo sfruttamento, alla partecipazione.

Dunque il minorenne è sempre inespellibile e ha diritto al permesso di soggiorno per affidamento, per motivi familiari, per richiesta di asilo o per asilo, per minore età.

Per quanto riguarda l’accesso alla salute, tutti i minori stranieri titolari di permesso di soggiorno e non, devono essere iscritti obbligatoriamente da chi ne esercita la potestà o la tutela al Servizio sanitario nazionale (Ssn), con il conseguente diritto di accedere a tutte le prestazioni sanitarie offerte, compresa la necessaria e indispensabile assegnazione del pediatra di famiglia; figura centrale nella presa in carico socio-sanitaria del minore straniero.

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[1] Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo, 2015.

[2] LEGAMBIENTE, Profughi ambientali, Cambiamento climatico e migrazioni forzate, Luglio 2013

Nota (*) Per Richiedente Asilo o Richiedente Protezione Internazionale, si intende l’individuo che, lasciato il proprio paese d’origine e avendo inoltrato una richiesta di asilo, è ancora in attesa di una decisione da parte delle autorità del paese ospitante riguardo al riconoscimento dello status di rifugiato. Il Rifugiato, invece, a cui è già stata riconosciuta la Protezione Internazionale, è colui che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori dal Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese (art. 1 Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status di rifugiato).

NOTA (**) La mancanza di canali umanitari, che l’Europa fatica ad aprire in maniera stabile, porta poi la maggior parte di queste persone in fuga a mettersi nelle mani di organizzazioni criminali di trafficanti che stabiliscono i prezzi, le condizioni e le rotte dei viaggi. In base ai dati OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), nel 2016 5.079 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il continente europeo. Secondo Frontex e OIM sono sette le rotte più usate dai trafficanti verso l’Europa, concentrate quasi tutte nel Mediterraneo, che rappresenta ancora la rotta più pericolosa a livello globale.

[3] ANCI, CARITAS ITALIANA, CITTALIA, FONDAZIONE MIGRANTES, SERVIZIO CENTRALE DELLO SPRAR, IN COLLABORAZIONE CON UNHCR, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016.

[4] OXFAM, Grandi speranze alla deriva, Settembre 2016.

Articolo pubblicato sulmagazine We Peoplen.1 2017,

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Author: Dr. Pierre Goyette

Last Updated: 10/18/2022

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